MOZIONE DEL COLLEGIO DEI DOCENTI ISTITUTO JEAN MONNET DI MARIANO COMENSE
sulla revisione dell’assetto ordinamentale degli Istituti Tecnici
D.M. n. 29 del 19 febbraio 2026 — D.L. 45/2025 conv. L. 79/2025
Approvata nella seduta del Collegio dei Docenti del 14 /05/2026
Premessa
Il Collegio dei Docenti dell’Istituto di Istruzione Superiore Jean Monnet di Mariano Comense, riunitosi il 14/05/2026, ha esaminato il D.M. n. 29 del 19 febbraio 2026, recante la revisione dell’assetto ordinamentale degli Istituti Tecnici in attuazione degli artt. 26 e 26-bis del D.L.
144/2022, nell’ambito della Riforma 1.1 del PNRR.
Il Collegio riconosce la legittimità e la necessità di aggiornare i curricoli degli Istituti Tecnici in relazione alla trasformazione tecnologica dei processi produttivi e al contesto dell’Industria 4.0. Ritiene tuttavia che gli obiettivi dichiarati siano strutturalmente incompatibili con le scelte normative adottate, e che l’impianto complessivo della riforma, così come costruito, produca effetti contrari alle proprie stesse finalità.
Giudizio complessivo
Una riforma a costo zero non è una riforma: è una riorganizzazione di risorse esistenti che sposta i problemi anziché risolverli. La clausola di invarianza finanziaria, cuore strutturale del
D.M. 29/2026, trasforma un’ambizione legittima — modernizzare l’istruzione tecnica — in un esercizio contabile in cui ciò che si guadagna in flessibilità si perde in organici, cultura generale e qualità didattica. Il risultato è una coperta corta: ogni nuovo obiettivo tira la coperta da una parte, lasciando scoperta un’altra parte del sistema.
Il Collegio esprime pertanto ferma contrarietà non alla direzione di marcia, ma al metodo, al finanziamento e alle tempistiche di attuazione della riforma, per le ragioni analitiche di seguito esposte.
Criticità rilevate
- La clausola di invarianza finanziaria svuota la riforma
Il decreto dispone esplicitamente che la riforma si attui senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e senza incrementi di organico. Questa clausola non è un dettaglio tecnico: è il meccanismo di finanziamento dell’intera operazione. La riforma si autofinanzia comprimendo le ore di discipline esistenti e sfruttando il calo demografico. Non sono previsti:
- nuovi laboratori o potenziamento delle dotazioni tecnologiche;
- fondi strutturali per la formazione dei docenti sulle nuove metodologie;
- risorse per l’implementazione del CLIL, dichiarato obbligatorio ma privo di copertura per la formazione necessaria;
- clausole di salvaguardia per il personale a rischio soprannumerarietà.
Chiedere innovazione senza pagarla non produce innovazione: produce precarizzazione e impoverimento dell’offerta formativa.
- Specializzazione precoce senza rete di riorientamento
La riforma anticipa al primo anno la scelta dell’indirizzo tecnico-professionale, eliminando di fatto la funzione orientativa del biennio. Ciò avviene senza prevedere:
- percorsi strutturati per il passaggio tra indirizzi in caso di scelta rivelatasi inadeguata;
- risorse aggiuntive per attività di orientamento e tutoring;
- meccanismi di raccordo tra la scelta operata in fase di iscrizione e il nuovo assetto ordinamentale, pubblicato dopo la chiusura delle iscrizioni stesse.
Una specializzazione precoce senza strumenti di riorientamento non riduce la dispersione scolastica, obiettivo dichiarato della riforma, ma rischia di aumentarla, intrappolando gli studenti in percorsi scelti troppo precocemente.
- Il danno alle famiglie: un contratto formativo modificato dopo la firma
Le famiglie che hanno iscritto i propri figli agli istituti tecnici per l’anno scolastico 2026/27 lo hanno fatto entro il termine ordinario di gennaio 2026, sulla base dell’offerta formativa pubblicata dagli istituti e delle informazioni disponibili al momento della scelta.
I quadri orari definitivi del DM 29/2026 sono stati resi pubblici il 9 marzo 2026, quasi due mesi dopo la chiusura delle iscrizioni.
Questa sequenza temporale non è un’irregolarità procedurale marginale: configura una modifica sostanziale del percorso formativo scelto, avvenuta dopo che la scelta era già stata effettuata e formalizzata. Le famiglie che hanno scelto un biennio con funzione orientativa comune, si troveranno a settembre un biennio già specializzato per indirizzo, con un monte ore di cultura generale ridotto e discipline tecnico-professionali specifiche presenti dal primo giorno. Dal punto di vista sostanziale si osserva che:
- le famiglie non hanno potuto esercitare una scelta informata tra il modello previgente e il nuovo assetto, perché quest’ultimo non era noto al momento dell’iscrizione;
- gli studenti che avessero preferito un percorso liceale o un diverso indirizzo tecnico, ove avessero conosciuto le modifiche in anticipo, non hanno avuto la possibilità di riconsiderare la propria scelta;
- nessun meccanismo di tutela o di informazione retroattiva è stato previsto dal Ministero per le famiglie già iscritte, né alcuna procedura straordinaria di ripensamento è stata
Il Collegio ritiene che modificare in modo sostanziale un percorso formativo dopo che le famiglie lo hanno scelto e formalizzato costituisca una violazione del principio di affidamento legittimo che deve caratterizzare il rapporto tra istituzione scolastica e cittadini. Indipendentemente dalla legittimità formale del decreto, l’effetto concreto è che migliaia di studenti inizieranno un percorso diverso da quello per cui si sono iscritti, senza che né loro né le loro famiglie abbiano potuto scegliere consapevolmente.
- Riduzione dell’area generale in contraddizione con le esigenze dell’era digitale
Il D.M. 29/2026 riduce le ore dell’area generale in favore della flessibilità territoriale. Le discipline più penalizzate sono Lingua e Letteratura italiana (–33 ore nell’ultimo anno), Geografia, Storia dell’Arte, seconda e terza lingua straniera, diritto. Questa scelta è strutturalmente contraddittoria con il contesto storico in cui la riforma si colloca:
- le nuove indicazioni nazionali individuano nel pensiero critico sull’intelligenza artificiale la competenza chiave del cittadino del futuro;
- il pensiero critico si forma attraverso le discipline umanistiche, linguistiche e storiche che questa riforma taglia;
- chi lavorerà con sistemi AI ha bisogno di capacità di interrogazione critica, non di addestramento procedurale.
Si forma l’utente passivo della tecnologia anziché il professionista che la comprende, la governa e ne valuta i limiti etici e operativi.
- Iper-frammentazione del curricolo e indebolimento del valore legale del diploma La quota di autonomia, fino al 20% del monte ore nel biennio e nel triennio, con flessibilità aggiuntiva del 30% al quinto anno, corrisponde a circa 561 ore complessivamente sottratte all’uniformità nazionale nel quinquennio. Il risultato è che:
- due istituti con lo stesso nome di indirizzo possono offrire percorsi radicalmente diversi;
- il diploma perde uniformità nazionale e con essa parte del suo valore legale e della sua spendibilità nei concorsi pubblici e nell’accesso universitario;
- la flessibilità favorisce gli istituti già dotati di partenariati aziendali attivi, ampliando le disuguaglianze tra Nord e Sud, tra aree industrializzate e aree interne.
La flessibilità come risorsa diventa disuguaglianza come esito, in assenza di investimenti compensativi per i territori più svantaggiati.
- Obiettivi ambiziosi privi di strumenti attuativi
La riforma introduce innovazioni didattiche condivisibili, CLIL, Patti educativi 4.0, Scienze sperimentali integrate, aggiornamento dei docenti in azienda, senza fornire gli strumenti per realizzarle concretamente:
- il CLIL obbligatorio dal terzo anno richiede docenti con doppia competenza disciplinare e linguistica: non sono previsti né formazione specifica né lettori madrelingua;
- i Patti educativi 0 sono accordi facoltativi non finanziati, a differenza del sistema duale tedesco a cui la riforma si ispira, che è sostenuto da obblighi contrattuali delle imprese codificati per legge;
- l’accorpamento di Fisica, Chimica, Biologia e Scienze della Terra in un’unica disciplina “Scienze sperimentali” è avvenuto senza definire le classi di concorso responsabili, né chi attribuisce il voto in sede di scrutinio;
- l’aggiornamento dei docenti in azienda è previsto “senza oneri aggiuntivi”, rendendolo di fatto un impegno volontario non retribuito.
- Metodo: una riforma calata dall’alto, senza confronto e fuori tempo massimo
Il processo che ha portato al D.M. 29/2026 presenta criticità procedurali gravi che minano la legittimità sostanziale dell’atto, indipendentemente dal suo contenuto:
- le iscrizioni alle classi prime 2026/27 si sono chiuse in gennaio; i quadri orari definitivi sono stati pubblicati il 9 marzo 2026: famiglie e studenti hanno scelto senza informazioni;
- il CSPI ha espresso parere negativo sui quadri orari e ha proposto una fase transitoria; il Ministero non ha recepito le osservazioni;
- i collegi docenti sono stati convocati in urgenza per deliberare organici su basi incomplete, in assenza del decreto sulle classi di concorso e delle linee guida operative;
- l’autonomia collegiale è stata ridotta a funzione di mero adempimento formale, con il Ministero che ha pre-determinato le scelte rimesse formalmente alle scuole.
Richieste al Ministero dell’Istruzione e del Merito
Sulla base di quanto sopra esposto, il Collegio dei Docenti chiede:
- Sospensione dell’entrata in vigore del M. 29/2026 per le classi prime dell’a.s. 2026/27 e rinvio all’a.s. 2027/28, al fine di garantire il rispetto delle scelte già effettuate da studentesse, studenti e famiglie e di consentire tempi congrui di progettazione e sperimentazione. Qualora il rinvio non fosse accolto, introduzione di misure transitorie esplicite tra cui flessibilità aggiuntiva nella gestione del biennio, risorse per il riorientamento, chiarimento urgente delle classi di concorso per le Scienze sperimentali, a tutela di chi ha scelto il proprio percorso prima della pubblicazione dei nuovi quadri orari.
- Apertura di un confronto reale e strutturato con le organizzazioni sindacali, i dirigenti scolastici, le associazioni disciplinari e la comunità scolastica sugli aspetti ordinamentali, curricolari e organizzativi della revisione.
- Revisione della clausola di invarianza finanziaria. Nessuna riforma ordinamentale di questo rilievo può essere sostenibile senza investimenti aggiuntivi. Si chiede uno stanziamento specifico per laboratori, formazione docenti, risorse per il CLIL e clausole di salvaguardia degli organici.
- Investimento in percorsi ordinamentali di riorientamento tra In assenza di un biennio comune, il MIM deve stanziare risorse specifiche, organico aggiuntivo, fondi per reti di istituti, utilizzo strutturale del potenziamento, per consentire agli studenti del biennio di riorientarsi tra indirizzi senza abbandonare il proprio gruppo classe e senza subire lacune formative irreparabili.
- Tutela dell’area generale e delle materie di indirizzo in AFM, come presidio irrinunciabile della formazione del cittadino nell’era attuale. Le ore di italiano, storia, geografia, diritto e lingue straniere non sono un lusso, ma il fondamento del pensiero critico che la società dell’AI rende più necessario, non meno.
- Definizione di soglie minime nazionali obbligatorie per i curricoli, al di sotto delle quali nessuna quota di autonomia possa scendere, a garanzia dell’uniformità del diploma e del suo valore legale su tutto il territorio nazionale.
- Revisione partecipata del triennio attraverso la collegialità, da avviare prima dell’entrata a regime del decreto e non in parallelo ad Per quanto riguarda l’assetto del triennio, qualsiasi revisione dei quadri orari e dei risultati di apprendimento deve avvenire attraverso un processo realmente partecipato, fondato su delibere collegiali degli istituti tecnici e non su sondaggi o consultazioni nazionali prive di valore vincolante.
- Pubblicazione immediata delle linee guida operative, del decreto sulle classi di concorso e delle norme di salvaguardia per il personale a rischio soprannumerarietà, come condizione minima per qualsiasi avvio anche parziale della riforma.
La presente mozione è approvata all’unanimità dal Collegio dei Docenti nella seduta del 14 maggio 2026.
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